Il Sé digitale:
dai neuroni specchio
alla mediazione tecnologica
Dialogo con l'autore Vittorio Gallese in un viaggio tra neuroscienze, fenomenologia e media per capire come abitiamo gli spazi digitali
Il Sé digitale:
dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica
Descrizione del corso
Dialogo con Vittorio Gallese, neuroscienziato e Alessandro Raggi, psicoterapeuta.
Gallese parte dai neuroni specchio e dalla simulazione incarnata per fondare una onto-fenomenologia incarnata: il Sé non è un’entità stabile, ma un processo dinamico e relazionale tra corpo, ambiente e alterità, radicato in risonanze sensomotorie preriflessive.
Il corpo genera esperienza, agency e linguaggio come pratiche intersoggettive, in co-evoluzione con la tecnica, concepita non come elemento esterno, ma come dimensione originaria dell’umano. Le tecnologie digitali riconfigurano questa struttura non disincarnando il soggetto, ma prolungando il corpo in un Sé digitale, posto all’incrocio tra aisthesis e algoritmo. Esse modulano presenza, riconoscimento e microtrasformazioni percettive.
L’intelligenza artificiale introduce un’alterità algoritmica priva di corpo, capace di simulare l’empatia, ma anche esposta al rischio di normalizzare desideri e relazioni secondo una logica predittiva, erodendo l’opacità dell’altro. Gallese risponde a questo rischio con un’estetica radicale: il sentire incarnato, l’aisthesis, come spazio critico da cui interrogare gli ambienti algoritmici e preservare la densità relazionale contro ogni standardizzazione.
In sintesi, il libro mappa la soggettività tecnomediata come relazionale e incarnata, offrendo una chiave essenziale per abitare il digitale e l’intelligenza artificiale senza perdere il sentire umano.
Gallese parte dai neuroni specchio e dalla simulazione incarnata per fondare una onto-fenomenologia incarnata: il Sé non è un’entità stabile, ma un processo dinamico e relazionale tra corpo, ambiente e alterità, radicato in risonanze sensomotorie preriflessive.
Il corpo genera esperienza, agency e linguaggio come pratiche intersoggettive, in co-evoluzione con la tecnica, concepita non come elemento esterno, ma come dimensione originaria dell’umano. Le tecnologie digitali riconfigurano questa struttura non disincarnando il soggetto, ma prolungando il corpo in un Sé digitale, posto all’incrocio tra aisthesis e algoritmo. Esse modulano presenza, riconoscimento e microtrasformazioni percettive.
L’intelligenza artificiale introduce un’alterità algoritmica priva di corpo, capace di simulare l’empatia, ma anche esposta al rischio di normalizzare desideri e relazioni secondo una logica predittiva, erodendo l’opacità dell’altro. Gallese risponde a questo rischio con un’estetica radicale: il sentire incarnato, l’aisthesis, come spazio critico da cui interrogare gli ambienti algoritmici e preservare la densità relazionale contro ogni standardizzazione.
In sintesi, il libro mappa la soggettività tecnomediata come relazionale e incarnata, offrendo una chiave essenziale per abitare il digitale e l’intelligenza artificiale senza perdere il sentire umano.
RELATORI
Dott. Vittorio Gallese
MD specialista in Neurologia è professore ordinario di Neuropsicologia e Neuroscienze Cognitive all'Università di Parma, dove è direttore del Laboratorio di Neuroscienze Cognitive Sociali.
È Adjunct Senior Research Scholar dell'Accademia Italiana per Studi Avanzati in America, Columbia University, New York, USA.
La sua ricerca indaga le basi neurobiologi
dell'intersoggettività, della psicopatologia, del linguaggio e dell'estetica.
È autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche e di sei libri.
È Adjunct Senior Research Scholar dell'Accademia Italiana per Studi Avanzati in America, Columbia University, New York, USA.
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